Immagini 21 – 28

Immagini di cui vergognarsi – 21 – L’ippopotamo vive ormai solo in Africa e in un areale assai ridotto rispetto al passato (vedere mappa). Ora lo Zambia ha autorizzato l’abbattimento di 400 ippopotami all’anno per i prossimi 5 anni. In tutta l’Africa meridionale sono presenti non più di 80.000 esemplari su un totale tra i 115.000 e i 130.000. Gli organizzatori di safari accettano prenotazioni (vedere il sito di Umlilo Safaris), e questo è l’aspetto per così dire “legale” della faccenda. Ma l’ippopotamo è anche sotto il mirino dei bracconieri per l’avorio che ne ricavano. Pare che dal 2004 al 2014 Hong Kong abbia importato circa 60.000 kg di avorio di ippopotamo (fonte greenMe).

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Immagini di cui vergognarsi – 22 – Sapevate che la zebra (come tanti altri animali selvatici) può essere cacciata anche in Texas, presso Texas Hunt Lodge? Se invece preferite il classico safari africano, per la caccia alla zebra non c’è che l’imbarazzo della scelta: da African Sky Hunting a Mkulu African Hunting Safaris, da Big Game Hunting Adventures a Africa Hunting.com ecc. Le zebre sono cacciate per le loro pelli e per la carne, ma anche per divertimento. La zebra della montagna del Capo è stata cacciata fin quasi all’estinzione. Anche la zebra di Grévy è in pericolo. Le zebre di pianura sono state ridotte di numero da caccia e riduzione di habitat a favore dell’agricoltura. Una sottospecie, il quagga, è estinta. Uno degli ultimi esemplari è stato fotografato nel 1870 nello zoo di Londra (vedere ultima foto).

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Immagini di cui vergognarsi – 23 – I deserti sono in continua espansione: ogni anno circa 6 milioni di ettari di terreno subiscono un processo di desertificazione. Le cause antropiche alla base di questo fenomeno sono il pascolo eccessivo, l’agricoltura intensiva, il disboscamento e, paradossalmente, l’irrigazione di zone aride (che produce l’”alcalinizzazione” del suolo e una riduzione della fertilità). Come ovvio se aumenteranno i territori inospitali nelle zone povere del mondo aumenteranno allo stesso ritmo le ondate migratorie. Molte delle persone che arrivano coi barconi fuggono da aree rese invivibili dalla desertificazione: sono i rifugiati ambientali. In Cina si tenta di combattere il fenomeno come documentato dall’ultima foto. La difficoltà dell’impresa testimonia la gravità del fenomeno.

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Cina, barriera ecologica in costruzione per prevenire la desertificazione

Immagini di cui vergognarsi – 24 – Nauru: un paradiso in Terra trasformato in miniera a cielo aperto. L’isola si trova in mezzo all’Oceano Pacifico ed era abitata da Polinesiani e Melanesiani. Fu scoperta dagli europei nel 1798 ed occupata nel corso del XIX secolo. Nel 1899 vennero scoperti i giacimenti di fosfati. Nel 1914 l’isola fu affidata in mandato fiduciario a Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda. Ai British Phosphate Commissioners (BPC) furono assegnati i diritti di sfruttamento delle miniere. Anni e anni di sfruttamento intenso e sconsiderato dei giacimenti di fosfati hanno reso l’isola, una volta lussureggiante, una miniera a cielo aperto, stravolgendo la vita di flora e fauna. Il clima tropicale è mutato a causa della distruzione della vegetazione e si manifestano frequentemente periodi di siccità. Le immagini illustrano più delle parole lo scempio che le cellule cancerogene del pianeta hanno compiuto ai danni di questo angolo di paradiso oramai definitivamente perduto.

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Immagini di cui vergognarsi – 25 – Una vera cacciatrice incallita. L’americana Larysa Switlyk (attiva su tutti i social) si è appassionata alla caccia nel 2008 e da allora ha fatto sua la missione di condividere questa attività con più persone possibile, donne e bambini compresi. A tal fine ha anche creato un apposito show televisivo, Larysa Unleashed (Larysa Scatenata). Le foto da lei postate su Twitter e su Instagram sono state scattate in Scozia ed hanno suscitato l’indignazione della pubblica opinione locale, al punto che il governo di Edimburgo intenderebbe cambiare la legge sulla caccia.

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Immagini di cui vergognarsi – 26 – Noi respiriamo anche attraverso i pori della nostra pelle. Gaia respira attraverso la nuda terra, dove si trova il prezioso humus e su cui cresce ogni tipo di vegetazione. Noi stiamo ricoprendo e impermeabilizzando questa nuda terra, stiamo impedendo a Gaia di respirare. Versiamo sul terreno una quantità sempre maggiore di cemento e asfalto, lo rendiamo sterile, lo trasformiamo in semplice piattaforma su cui edifichiamo le nostre costruzioni. Siamo il cancro del pianeta. Secondo un recente rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente la percentuale di suolo con tali caratteristiche in Italia è arrivata al 7,6% contro una media europea che si attesta sotto il 5%. Si tratta di ben 23mila chilometri quadrati, una porzione di territorio pari a Liguria, Campania e Molise sommate insieme. I dati completi del rapporto, da leggere, studiare e diffondere, si trovano nella sezione “File” del Gruppo Cancrismo di Facebook. Aderite a questo Gruppo e contribuite a divulgare la teoria “uomo = cancro del pianeta”.

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Immagini di cui vergognarsi – 27 – La spinta a devastare la natura è connaturata in noi da quando alcune mutazioni genetiche hanno causato l’abnorme evoluzione del nostro encefalo trasformandoci nelle cellule tumorali di Gaia. Uccidiamo animali in quantità smisurata e abbattiamo intere foreste. Ma, oltre che contro gli esseri viventi, la nostra avidità di dominio ci spinge anche contro monti e colline, che sventriamo senza ritegno pur di ricavare materiali da costruzione per le nostre case e i nostri “monumenti”. Il paesaggio rimane irrimediabilmente sfregiato a perenne ricordo della nostra “monumentale” stoltezza: tanto intelligenti da squilibrare la natura a nostro momentaneo vantaggio, tanto poco intelligenti da non capire che la festa non può durare a lungo!

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Immagini di cui vergognarsi – 28 – Le pale eoliche, brutte da vedere, sono uno sfregio in più che arrechiamo alla terra, sfregio ancor più grave in quanto abitualmente dislocate in aperta campagna o sul crinale dei monti. Ma ora ci aspetta un futuro ancora peggiore, il cosiddetto “eolico offshore”. Quale spazio aperto e ventilato migliore del mare? Ed ecco allora che l’essere umano, pur di produrre un po’ di energia in più, non esita ad invadere anche questo elemento con i suoi diabolici marchingegni. Le navi e le petroliere costituiscono già uno sfregio alle distese marine, ma almeno sono in movimento, passano e vanno via. Le pale eoliche invece purtroppo resteranno e rovineranno per sempre la vista dell’elemento liquido che ci circonda, esattamente come le luci delle strade e delle città hanno creato quell’inquinamento luminoso che ci impedisce di godere appieno del cielo stellato.

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